BIKE-CoV-2

aka UN BIKECINEFORUM AI TEMPI DEL CORONAVIRUS

La Popolare Ciclistica loves Lobanovski

Bella questa quarantena. Stagione ideale, soprattutto.
Ma ci sono i rulli, cazzotene. Divertenti, paesaggi un po’ pixellosi forse, ma la comodità di scendere dalla bici e andare direttamente al frigorifero senza passare dall’antidoping non ha prezzo.
Non pedalare è davvero duro, ma in questo momento storico è fondamentale la capacità di anteporre all’individuale il collettivo: qua non si scherza perché ne va della salute di tutti, dobbiamo resistere, restare in casa e aspettare che tutto torni finalmente sotto controllo. Punto.
Ma è proprio tra le mura domestiche che si consuma il dramma, ovvero quando ti rendi conto che è la stagione delle Classiche e del ciclismo in TV non c’è traccia.
Leggi. Facile. Il panorama della letteratura ciclistica è vastissimo: tanti i titoli che hanno un posto speciale nella nostra libreria (e nel nostro cuore), alcuni nomi su tutti sono quelli di Marco Pastonesi, di quell’enciclopedia umana di Claudio Gregori, passando per l’immenso Gianni Mura (ti sia lieve, Maestro; se non l’hai mai fatto LEGGILO fiction: Giallo su giallo e Ischia / non fiction: La fiamma rossa, storie e strade dei miei Tour / food: Non c’è gusto) fino ai nostri amici di Bidon, che in questi giorni hanno reso disponibile gratuitamente Chissà che l’utopia non vinca (<3). Poi ci sono i photobook, i fumetti (noi ci leggiamo almeno una volta l’anno Les Fabuleux Exploits d’Eddy Merckx  senza peraltro capirci niente perché è in francese), spulciando in rete si trovano dei vecchi album delle figurine digitalizzati e in extrema ratio puoi perderti via con Procyclingstats (c’è anche il quiz!). Sì ma poi? Vedere una corsa allo schermo è diverso, un’esperienza quasi mistica, alienante, qualcosa di cui davvero non riusciamo a fare a meno.

Abbiamo tirato fuori dai nostri polverosi fogli excel alcuni titoli appuntati negli anni senza un reale motivo: film, doc, un po’ di animazione ma anche qualcosa adatto a tutta la famiglia (ma davvero!), una manciata di trasmissioni d’epoca e qualche chicca dal cinema delle origini, tutto legato al mondo delle due ruote.
Tutto qua sotto, in rigoroso ordine alfabetico, completi di trailer, piccola sinossi e alcuni dati tecnici, il nostro consiglio su quando programmarne la visione (tra un lavoretto di forza e un po’ di scarico), il link + il coefficiente di difficoltà da ★ a ★★★★★ dovuto alla reperibilità del film: dai che alla fine, tra rulli e ciclocomputer, siamo diventati tutti un po’ più nerd.


CRONOPROLOGO

Difficoltà: ★ (registrati al sito della Cineteca di Milano e il trick è fatto)

Carrozze e ciclisti
Italia, 34”
Veduta di passaggi di carrozze e ciclisti per le strade di Milano, ripresi da un anonimo operatore italiano per conto dei Fratelli Lumière.

Mentre fai scarico sui rulli.

Il ciclista acrobata
Italia, 2’23”
Prove di equilibrismo di un ciclista circense.

Mentre pensi alla sessione di domani e ti vien già mal di culo.

Parata dei ciclisti a Firenze
Italia, 53”
Veduta di una parata di ciclisti nel centro storico di Firenze. Il filmato è stato realizzato da un anonimo operatore italiano per conto dei fratelli Lumière.

Mentre pensi a che film metter su dopo.

Parata dei ciclisti a Milano
Italia, 59”
Veduta di una parata di ciclisti a Milano. Il filmato è stato realizzato dall’operatore Giuseppe Filippi, concessionario ufficiale dei Fratelli Lumière per il territorio italiano.

Mentre pulisci per la diciottesima volta la bicicletta già pulita.

Primo Giro d’Italia
Italia, 1’54”
Riprese della prima edizione del Giro d’Italia del 1909.

Mentre rifletti su come si sia lasciato andare Eugenio Berzin dopo la doppietta LBL – Giro nell’anno dei mondiali USA.


I FILM

Abrazos
di Ben Ingham – USA, 2017, 21′
Abrazos celebra la cultura del ciclismo in Colombia. I suoi protagonisti sono i grandi, i ciclisti che hanno ridefinito lo sport nella loro nazione e che sono l’ispirazione per la generazione dei giovani escarabajos di oggi.

Ogni volta che la bilancia ti sorride ricorda che ci sarà sempre un escarabajo più leggero di te.
E probabilmente assomiglia a tuo nonno
.
Difficoltà: ★


All American Boys (Breaking Away)
di Peter Yates – USA, 1979, 100′
Un ragazzo del Michigan sogna l’Italia e la gloria di Fausto Coppi. Con grande scandalo del padre, inizia a parlare italiano e rifiuta studio e lavoro a beneficio delle corse in bici. In realtà i suoi sono sogni che servono a mascherare la paura di maturare, di dover prendere decisioni. La situazione si risolverà dopo la riconciliazione con il padre e la vittoria sui signorini dell’università in una gara di fondo in bici. Storia di formazione e riscatto sociale, divertente ed emozionante, premio Oscar per la miglior sceneggiatura. Nel cast anche un giovane Dennis Quaid. Nella squadra Cinzano un corridore è interpratato da John VanDe Velde, padre del ciclista professionista americano Christian Vande Velde.

Quando ti ricordi che da ragazzo sognavi il Michigan e i bad boys di Detroit.
Difficoltà: ★★★★


All for One
di Marcus Cobbledick, Dan Jones – Canada, 2017, 117′
Un viaggio di cinque anni. Migliaia di miglia. Campioni nati. Uniti da un indomito spirito e determinati a vincere contro ogni avversità, Mathew Hayman, Esteban Chaves, Simon Gerrans, Matthew Keenan, Phil Liggett e Robbie McEwen mostrano cosa realmente significhi “All for One”, in una lunga strada verso il successo con il primo team ProTour d’Australia.

I just met you / and this is crazy / but here’s my number / so call me maybe.
Difficoltà: ★★★


Appuntamento a Belleville
di Sylvain Chomet – Francia, Canada, Belgio, 2003, 78′
Madame Souza ha accolto il nipotino Champion, orfano dei genitori, e si dispera perché il bambino non si interessa a nulla, non è felice e si annoia. Un giorno Madame scopre che il nipote nasconde delle foto del Tour de France e dei campioni ciclisti. Gli regala allora una bicicletta e decide di farlo allenare per farne un giorno il vincitore del Tour. Gli anni passano e Champion sta partecipando al Tour quando due misteriosi individui vestiti di nero lo rapiscono. Madame Souza e il suo fedele cane Bruno si mettono allora sulle loro tracce. La loro ricerca li porta a una megalopoli chiamata Belleville dove incontrano delle eccentriche cantanti di music-hall degli anni ’30 che li prendono sotto la loro ala protettrice. Ma la mafia francese ha dei piani diversi…

Quando la moglie ti chiede gentilmente di staccare dai rulli e dedicare un po’ più di tempo ai figli. Taaaacx.
Difficoltà: ★★★


A Sunday in Hell (En forårsdag i Helvede)
di Jørgen Leth – Danimarca, 1977, 111′
Il film ci porta dentro una delle più leggendarie corse ciclistiche. Leth cattura il dramma, il crepacuore, la fatica, le condizioni atmosferiche che torturano sui tratti di pavé. Si può rivedere la maggior parte dell’elite dei ciclisti su strada degli anni ’70, ma soprattutto la sfida tra Eddy Merckx, Roger De Vlaeminck, Freddy Maertens e Francesco Moser.

Se non la domenica dei palmer, quando?
Difficoltà: ★


BMX Bandits
di Brian Trenchard-Smith – Australia, 1983, 88′
Un gruppo di giovani teen-agers girano a bordo delle loro amate biciclette BMX. I problemi, sia con la polizia che con la malavita, iniziano quando per caso scoprono alcune ricetrasmittenti sintonizzate sulla stessa frequenza radio utilizzata dalla polizia. E sì, tra Angelo d’Angelo e una colonna sonora incredibile. c’è anche una giovanissima, Nicole Kidman nel ruolo di Judy.

Momento nostalgia: arriva la primavera, le giornate si allungano, i giri in BMX, i primi limoni…
Difficoltà: ★★


Domestique (Domestik)
di Adam Sedlák – Repubblica Ceca, Slovacchia, 2018, 117′
Roman è un ciclista professionista che è solito sacrificarsi per il bene della sua squadra. Dopo quanto occorso durante una gara, Roman decide di voler agguantare il successo personale. Sfortunatamente, però, un allenamento intenso e un regime rigoroso non portano al tipo di prestazione che desidera. Così Roman decide di piantare una tenda a ossigeno nella camera da letto, nonostante le obiezioni di sua moglie Sarlota, che desidera semplicemente avere un figlio.

Si parte così, depilandosi le gambe. Poi…
Difficoltà: ★★★★★


Eat. Race. Win.
di Christof Bove – USA, 2018 6×30′ circa
L’avventura del dietro le quinte di uno dei più grandi eventi sportivi annuali: il Tour de France. La Chef Hannah Grant ci accompagnerà lungo tutta la corsa e aprirà le porte della “sua cucina” alle telecamere. Il direttore di Orica-Scott Sport, Matthew White, incoraggia sempre i suoi ciclisti alla vittoria, così anche Grant e il suo team di esperti sostengono la squadra grazie al menù studiato e preparato ad hoc. Un menù gustoso, ma allo stesso tempo bilanciato e super nutriente per garantire agli atleti la giusta dose di energie per affrontare i 3540 km della corsa. La Grant, conosciuta come la regina del Performance Cooking e la prima chef ad aver seguito una squadra professionistica, mostrerà oltre al tour e a un viaggio nel panorama culinario francese, ciò che ci vuole per performare ai limiti della resistenza umana per ben 21 giorni.

Quando i viveri iniziano a scarseggiare.
Difficoltà: ★★


Holy Tour (La grande messe)
di Méryl Fortunat-Rossi, Valéry Rosier – Belgio, 2018, 70′
Dalle Ardenne al Col d’Izoard, lungo le strade dipartimentali e sui ripidi sentieri, uno sciame di camper è partito per celebrare il Tour de France. Il sole sta uscendo, le sedie a sdraio sono pronte, gli amici stanno arrivando: è estate, sta iniziando un’alta messa. Uno sguardo divertente e toccante sugli appassionati della più grande corsa ciclistica del mondo. Un film sui fan che vengono a fare il tifo al Tour de France, un film sui pellegrini dei nostri giorni, un film sui tornanti del leggendario Izoard. Un film sui camper che prendono posto con due settimane di anticipo, un film sul tempo trascorso appollaiati tra la strada e il dirupo, un film sull’estate e su una nuova routine quotidiana, un film sul nostro bisogno di appartenere.

All’improvviso il genio: “e in vacanza quest’estate?”
Difficoltà: ★★★★


Icarus
di Bryan Fogel – USA, 2017, 110′
Quando Bryan Fogel si mette in testa di indagare sul doping nello sport, l’incontro casuale con uno scienziato russo trasforma il suo esperimento personale in un thriller geopolitico che coinvolge urina sporca, morti inspiegabile e ori olimpici, dando vita al più grande scandalo nella storia dello sport.

Mentre pensi a Juan Pablo Valencia e alle volte che avresti potuto farlo anche tu.
Difficoltà: ★★★


Il Lombardia
di Johannes Sigmond – Paesi Bassi, 2011, 48′
Quando il profumo intenso d’autunno inizia a riempire l’aria, le foglie cadono, le immancabili piogge annunciano una delle Classiche più dure. Con le sue strade tortuose e le pendenze oltre il 14% , il Giro di Lombardia, la “classica delle foglie morte” è il gran finale della stagione ciclistica. La corsa sale lungo colline intorno al Lago di Como ed è stata vinta dagli eroi del ciclismo italiano Coppi, Bartali e Moser. E anche leggende come Merckx, Hinault e Kelly sono salite sul podio. L’edizione del 1962 è di gran lunga la più dura della storia della gara ed è stata vinta dall’olandese Jo de Roo. Tuttavia, ogni anno i ciclisti professionisti olandesi partecipano per cercare di portare a casa questa grande tradizione ciclistica…

Lombardia + Dutch = un giorno di pioggia. Facile.
Difficoltà: ★★★


I ninja del Giappone
di Giovanni Giommi – Italia, 2007, 83′
Cinque giovani ciclisti giapponesi viaggiano verso il Burkina Faso per partecipare alla più importante gara africana, il Tour del Faso. Il film parla del contrasto tra due mondi completamente differenti: le vite strutturate e monotone dei membri della squadra giapponese, da un lato, e la realtà africana, dall’altra. A questo si aggiunge il clima rigido del Giappone a confronto con il caldo soffocante dell’Africa. Nulla avrebbe potuto preparare questi giovani uomini al viaggio che hanno davanti e così per loro la gara diventa un’esperienza emotivamente e fisicamente provante.

Quando è tempo di bilanci stagionali.
Difficoltà: ★★★★★


La bicicletta verde
di Haifaa al-Mansour – Arabia Saudita, Germania, 2012, 100′
Arabia Saudita, in una scuola rigorosamente solo femminile Wadjda lotta per non soffocare i propri desideri di libertà. In particolare uno di questi riguarda l’acquisto di una bicicletta verde, con la quale potrà essere alla pari del bambino con cui gioca dopo la scuola. La sua famiglia non può permettersela e di certo non vuole che si faccia vedere su un oggetto tradizionalmente riservato agli uomini, così Wadjda comincia a cercare i soldi per conto proprio rendendosi conto ben presto che quasi tutti i metodi per farlo le sono proibiti. L’unica è partecipare ad una gara di Corano della scuola (lei che non eccelle nelle materie religiose), il cui primo premio è in denaro.

Sabato sera sul divano con tutta la famiglia.
Difficoltà: ★★


L’America in bicicletta (Breaking Away)
di Peter Yates – USA, 1980/1981, 8×60′
Serie televisiva statunitense in 8 episodi, trasposizione (anche se di fatto è un prequel) di All American Boys. Ambientato nella cittadina di Bloomington, nell’Indiana, racconta le vicende di un gruppo di amici: Evelyn, Dave, Moocher, Mike e Cyril. Il protagonista è Dave (soprannominato dagli amici “Dr. Jekyll e Mr. Ravioli” a causa della sua passione per l’Italia), con la sua preziosa bicicletta italiana denominata la Strada che nel settimo episodio, l’ultimo andato in onda, gli viene rubata. Il primo episodio si apre un anno prima delle vicende del film quando i ragazzi, appena diplomatisi alla scuola superiore, giurano di restare sempre in contatto anche nel caso in cui dovessero iscriversi al college.

Se hai già visto il film (o pensi di vederlo). O se vivi di serie.
Difficoltà: ★★


Line of Sight
di Lucas Brunelle – USA, 2012, 60′
Folli, esagerati, assolutamente da non imitare, ma così entusiasmanti. Sono i temerari partecipanti alle alleycat, spericolate e informali corse di bicicletta spesso ambientate in spazi urbani con checkpoint da raggiungere. Tra i più estremi, incoscienti e preparati c’è lo statunitense Lucas Brunelle, che pedala contromano a tutta velocità, a zig zag tra uto affastellate, senza fermarsi a semafori o stop, munito di casco e gopro per riprendere tutto: emozioni, rischi, adrenalina.

Dopo esser sceso a portare l’umido senza mascherina e aver aperto la porta al vicino. Che matto!
Difficoltà: ★★★


Melanzane – Estate andalusa (茄子 アンダルシアの夏 Nasu: Andarushia no Natsu)
di Kitarō Kōsaka – Giappone, 2003, 47′
Lo stile Ghibli è inconfondibile. La qualità MadHouse è indiscutibile. Kosaka può essere una sorpresa, ma in fondo non lo è. Da un manga di Kuroda Iō. E’ in pieno svolgimento il Giro di Spagna, una delle competizioni ciclistiche internazionali più note. Durante una delle tappe del Giro, Pepe Benengeli sta attraversando la sua regione natìa, l’Andalusia, da cui si era allontanato tempo prima. A tifare per lui ci sono amici e parenti, compreso un fratello sposatosi proprio quel giorno. Il suo compagno di squadra, che lui avrebbe dovuto aiutare a vincere, cade e così il compito di portare a casa il trofeo passa a Pepe ormai estremamente stanco. Riuscirà nell’arduo compito? Sarà una gara davvero mozzafiato! Una chicca per gli amanti del genere. E non solo.

Perché, perché nessuno pensa ai bambini?  Tò.
Difficoltà: ★


Pantani: The Accidental Death of a Cyclist
di James Erskine – Italia, 2013, 96′
Nel 1998 Marco Pantani, il ciclista più popolare della sua epoca, ha vinto sia il Tour de France sia il Giro d’Italia, un’impresa titanica di resistenza fisica e mentale che nessun corridore ha ripetuto da allora. Era un eroe per milioni di persone, il salvatore del ciclismo colpito dagli scandali di doping che minacciavano di distruggere lo sport. Tuttavia, meno di sei anni più tardi, all’età di soli 34 anni, è morto da solo, in una stanza d’albergo a buon mercato, da intossicazione acuta da cocaina. Era stato un tossicodipendente per cinque anni. Questa è la storia di tragiche battaglie combattute dal più importanti ciclista italiano della sua generazione.

È tutto un complotto di Xi Jinping e Putin per mettere in ginocchio Europa e USA, l’ho letto sul gruppo genitori 3^ A.
Difficoltà: ★★★


Parpaillon ou à la recherche de l’homme à la Pompe Ursus
di Luc Moullet – Francia, 1992, 84′
Un nome che ha la leggerezza di una farfalla e il suono di un incubo, un ripido valico francese che rappresenta per i cicloturisti l’ impegno più mitico e arduo. Ogni anno un gruppo eterogeneo di ciclisti partecipa alla scalata del Monte Parpaillon (2.632 metri): la Marcialonga del cicloturismo, il Mont Ventoux dei corridori della domenica. C’è chi l’ha fatto già molte volte, c’è chi non ce la farà mai. Luc Moullet segue i suoi eroi del pedale lungo le asperità del percorso e le diverse motivazioni che li spingono a salire fin lassù. Chi si prepara per un anno alla grande impresa e chi si fa trainare dalla prima auto che capita, chi ne approfitta per fare propaganda elettorale e chi per trasportare droga nei tubi della bicicletta. Chi insegue una ragazza amante delle due ruote e chi sfugge a un creditore. Chi incontrerà l’ amore e chi si accascerà per un infarto. Perché fare il Parpaillon non vuol dire andare in bicicletta, vuol dire amare, mangiare, rubare, gareggiare, lavorare, chiacchierare, penare. Perché il Parpaillon non è una semplice montagna, il Parpaillon, c’est la vie.
Menzione speciale: presentato in Mostra Concorso a Bergamo Film Meeting nel 1993, l’impresa è stata compiuta una manciata d’anni fa da alcuni prodi amici di Pedalopolis.

Mentre decidi quale sarà la tua impresa della prossima stagione ciclistica.
Difficoltà: ★


Rising from Ashes
di T.C. Johnstone – USA, 2012, 82′
Il ciclista professionista Jacques “Jock” Boyer si trasferisce in Ruanda nel 2006 per aiutare un gruppo di sopravvissuti al genocidio a formare una squadra ciclistica nazionale. Il team è composto da bambini rimasti orfani. Il team “risorge dalle ceneri” del loro passato con l’aiuto dei loro nuovi successi.
Il “Team Rwanda” nasce come squadra ciclistica ma si evolve man mano che nascono maggiori esigenze da parte degli atleti. Molti ciclisti sono analfabeti e malnutriti, vivono senza acqua, elettricità o assistenza sanitaria e la maggior parte si sta riprendendo dagli effetti psicologici del genocidio del 1994. Il Team Rwanda è un simbolo di speranza per il Paese in via di recupero, divenendo un modello come cura per gli atleti.

Quando ripensi alla costruzione del primo velodromo in pavè, all’antifascismo cosmico, al Tour du Rwanda, alla Rivoluzione.
Difficoltà: ★★★


Senza freni (Premium Rush)
di David Koepp – USA, 2012, 90′
Dopo Inception, Joseph Gordon-Levitt interpreta un coraggioso ventenne bike messenger che si muove tra le vie di New York, coinvolto in un inseguimento attraverso la città di New York da parte di un poliziotto corrotto che sta cercando disperatamente di mettere le mani su una lettera che il ragazzo ha ricevuto alla Columbia University. Ci sarà un elaborato inseguimento ispirato ai film d’azione di William Friedkin.

Mentre pensi al tempo che faresti in discesa a Selvino con il traffico azzerato.
Difficoltà: ★★


The Cyclist (بايسيكلران‎ Bicycleran)
di Mohsen Makhmalbaf – Iran, 1987, 82′
La moglie di Nasim, immigrata afgana in Iran, è gravemente malata. Ha bisogno di soldi per pagarle le cure, ma i suoi lavori al pozzo non pagano abbastanza. Si fa convincere da un impresario ad andare in bicicletta senza fermarsi per sette giorni e sette notti, con l’obiettivo di raccogliere fondi per un intervento che salverebbe la vita alla moglie. Alla fine, anche dopo sette giorni, continua a pedalare all’infinito, troppo affaticato per ascoltare le richieste del figlio e della folla per scendere dalla bicicletta. Un’allegoria dello sfruttamento di cui soffrono i rifugiati e da cui non sono in grado di sfuggire.

Manca poco e tutto sembra essere finito. Sembra.
Difficoltà: ★


The Program
di Stephen Frears – Gran Bretagna, 2015, 103′
Un film biografico sul discusso ciclista americano ad opera di uno dei più grandi autori inglesi contemporanei. Lance Armstrong ha offerto al mondo degli appassionati di sport lo spettacolo mozzafiato di sette vittorie consecutive al Tour de France, dal 1999 al 2005, oltre ad un ritorno in sella miracoloso dopo essersi ammalato di cancro e averlo sconfitto. Risultato positivo al doping, dopo una serie di giuramenti e di controlli altrettanto leggendari, è stato radiato da ogni competizione e si è trasformato nell’emblema di uno dei truffatori più sofisticati e megalomani della storia dello sport.

Amuchina, lavarsi bene le mani, disinfettare tutto ma il braccialettino in silicone coacervo di schifezze alla fine ce l’hai ancora su.
Difficoltà: ★


The Flying Scotsman
di Douglas Mackinnon – Gran Bretagna, 2006, 103′
La vera storia di Graham Obree, il grande campione scozzese di ciclismo che nel 1993 sancì un record del mondo con una bicicletta costruita da lui stesso con dei pezzi di una lavatrice.

Dopo aver fatto almeno 10 ripetute sulle scale fin su al quinto piano.
Difficoltà: ★★★


The Stars and The Water Carriers – The 1973 Giro d’Italia (Stjernerne og vandbærerne)
di Jørgen Leth – Danimarca, 1974, 91′
Il film segue il Giro d’Italia del 1973 e nel suo commento Leth spiega il fascino esercitato dalle grandi gare ciclistiche. La star del film è senza dubbio Eddy Merckx, che domina la gara dall’inizio alla fine. Il film nel suo insieme offre una buona visione dei dettagli di una gara a tappe di 3 settimane, spiegando i ruoli e gli obiettivi dei diversi corridori in gara. Il dramma e il crepacuore delle tappe della montagna, l’intensità della cronometro (la corsa della verità), i momenti più tranquilli sulla strada, visto da alcuni dei grandi del ciclismo, tra cui Merckx, Ritter, Felice Gimondi, Jose Manuel Fuente, Roger de Vlaeminck, Giovanni Battaglin e Gosta Petterson.
Realizzato in modo abbastanza abile, il film evita l’insipidezza e il cliché del documentario sportivo. Molta enfasi è affidata alla psicologia e all’elemento umano: vediamo, per esempio, Ritter apparentemente abbattuto nella sua stanza d’albergo che fissa nello spazio dopo una brutta giornata in montagna.

Sabato pomeriggio da grande tappone alpino, familiare di Peroni gelata e rutto libero.
Difficoltà: ★


Time Trial
di Finlay Pretsell – Gran Bretagna, 2017, 82′
Un film immersivo che cattura la vera essenza del ciclista professionista. Pretsell segue l’ex ciclista britannico David Millar durante la sua ultima stagione ciclistica. Attraverso la sua storia cogliamo l’impatto che lo sport ha su di lui: immersi nell’esperienza attraverso la telecamera posta sul manubrio di Millar, vediamo il suo sudore e respiriamo con lui in questa sua corsa contro il tempo. Nonostante la non più giovane età, vuole assicurarsi un posto d’onore durante il suo ultimo Tour de France. La macchina ci fa sentire come se anche noi stessimo pedalando sotto la pioggia, sperimentando l’euforia della corsa. Fino a che punto un uomo andrà oltre la sua volontà per vincere?

Quanto ti mancano le dirette integrali delle crono lunghe, piatte e noiose, eh?
Difficoltà: ★★


Wonderful Losers: A Different World
di Arūnas Matelis – Lituania, Italia, Svizzera, 2017, 71′
I ciclisti che corrono in fondo al gruppo, chiamati “portatori d’acqua”, “domestiques”, o “gregarios”, sacrificano le loro carriere e rinunciano ai successi personali affinché i leader delle loro squadre possano trionfare. Cosa li spinge a sopportare dolori lancinanti e una demoralizzante anonimità? Il regista ha seguito questi Sancho Panza del ciclismo professionistico per 7 anni durante il prestigioso Giro d’Italia e ci svela il loro mondo invisibile.

Quando tocca a te uscire a pisciare il cane.
Difficoltà: ★★


FUORI ORARIO

Durante la settimana santa, una puntata a sera dopo mezzanotte, quando tutti dormono e siamo soli sul divano così non ci vede nessuno e possiamo commuoverci.
Difficoltà: ☆ (ha fatto anche cose buone, la Rai)

Sfide: Caro Fausto
Italia, 2006, 52′
La vera storia di Fausto Angelo Coppi, con le sue irripetibili imprese sportive, ma anche con le umili origini e le sofferenze patite al fronte durante la Seconda Guerra Mondiale, per la lunga detenzione in un campo di concentramento dove contrasse la malaria. Al centro della narrazione sportiva, l’impresa compiuta durante la tappa del Giro d’Italia da Cuneo a Pinerolo del 10 giugno 1949, vinta in solitaria. Ma Fausto Coppi fu anche un ‘modernizzatore’ nel campo dell’alimentazione, dell’equipaggiamento e dell’allenamento dei ciclisti. Al di là degli scandali che destò la sua vita privata, Fausto Coppi verrà sempre ricordato per il dualismo con Gino Bartali e per la capacità innata di ‘volare’ sulle due ruote e di battere tutti i più grandi campioni esistenti.

Il lunedì lo trascorse a Betania in compagnia dei suoi tre grandi amici Marta, Maria e Lazzaro.

Sfide: Il Giro d’Italia perfetto
Italia, 2009, 51′
Il 2009 è stato l’anno del centenario del Giro d’Italia e Sfide lo celebra con una puntata speciale. E’ un giro fatto delle tappe più emozionanti che hanno contribuito a crearne la leggenda: la tempesta di neve e pioggia che assalì il gruppo sul Gavia nel 1988, la fuga di 180 chilometri da Cuneo a Pinerolo che creò il mito di Fausto Coppi, la salita di Monte Campione in cui Marco Pantani spezzò la resistenza di Pavel Tonkov. E ancora il duello a cronometro al cardiopalma fra Francesco Moser e Laurant Fignon che infiammò l’edizione del 1984, le volate a 70 chilometri orari del leone Mario Cipollini e del suo erede Alessandro Petacchi… Alla vigilia del mondiale di Mendrisio Sfide confeziona una grande puntata di ciclismo in cui si mischiano nostalgia, gioia, dolore, coraggio e tanta umanità.

Il martedì scacciò i mercanti dal Tempio.

Sfide: Gino Bartali, un italiano per bene
Italia, 2009, 59′
L’hanno chiamato Ginettaccio, l’intramontabile, l’uomo delle salite. Gino Bartali non è soltanto uno dei più grandi ciclisti di tutti i tempi, ma un personaggio importante, che con la sua bicicletta ha attraversato da protagonista vent’anni della nostra storia: dal ventennio fascista, alla ricostruzione del paese, passando per la seconda guerra mondiale. Ed è proprio andando a rovistare nella soffitta della storia che si trovano aneddoti insoliti e toccanti vicende vissute da Bartali, che vanno al di là della sua carriera sportiva, della leggendaria rivalità con Coppi, delle grandi imprese sulle montagne di mezza Europa. E’ il caso delle avventure impossibili vissute da Gino per salvare gli ebrei durante la seconda guerra mondiale, che Sfide racconta con testimonianze inedite, come quella della suora di clausura che riceveva i documenti da Bartali. E’ il caso della toccane storia d’amore tra Gino e la sua Adriana, raccontata con affetto dalla stessa Adriana. Repertorio inedito, bellissime ricostruzioni storiche, testimonianze importanti di amici come Alfredo Martini o di famigliari come i figli Andrea e Luigi, che raccontano gli episodi salienti della sua lunghissima carriera: le vittorie al Tour e al Giro, i duelli con Coppi, la vita fuori dalle corse: una vita straordinaria, fatta d’incontri importanti, di grandi soddisfazioni, ma anche di drammi profondi e personali (la morte del fratello). Sfide vi offre un ritratto inedito di uno dei più grandi ciclisti di tutti i tempi, che ha fatto non solo la storia dello sport, ma anche quella del nostro paese.

Il mercoledì Giuda lo tradì.

Sfide: La seconda vita di Ivan Basso
Italia, 2010, 51′
Il cammino del ciclista che ha riacceso la passione verso il ciclismo 6 anni dopo la scomparsa di Marco Pantani. Un cammino lungo e tortuoso, fatto di luci e ombre, cadute e risalite. Un cammino di espiazione, come lo chiama Basso, dalle vette conquistate delle montagne più impervie, al baratro del doping, fino ad arrivare alla rincorsa mozzafiato e al trionfo finale dell’ultimo Giro d’Italia. In una lunga esclusiva intervista, Basso parla di sé senza veli né censure. Completano il racconto le persone che lo hanno accompagnato da vicino, i familiari, i tecnici, gli avversari più agguerriti. E in fondo a questo lungo cammino Basso e noi con lui scopriamo una grande verità: tutti abbiamo diritto a una seconda opportunità.

Giovedì: l’ultima cena.

Sfide: Il volo di Fausto Coppi
Italia, 2010, 52′
A più di mezzo secolo dalla morte del Campionissimo, Sfide vuole celebrare il grande ciclista raccontando le tappe più significative, umane e sportive, di Fausto Coppi: dagli esordi folgoranti, alla morte rocambolesca, ancora avvolta in un velo di mistero. E in mezzo le tante vittorie, le indimenticabili imprese al Giro d’Italia e al Tour de France, e la rovente rivalità con l’altro grande divo del pedale italiano, Gino Bartali, che divise l’Italia in due veri e propri partiti. Sfide ha ricostruito la leggenda di Fausto Coppi con interviste in esclusiva, tra gli altri, a: Faustino e Marina Coppi, figli del Campionissimo, Raphael e Anne Marie Geminiani, Nino De Fillippis, Adriano Lajolo, Alfredo Martini e Remo Venturelli.

Venerdì venuta l’ora sesta, il sole si eclissò e si fece buio su tutta la Terra.

Sfide: Felice Gimondi. La promessa mantenuta
Italia, 2013, 63′
Un omaggio a Felice Gimondi con una puntata che lo racconta da vicino grazie a interviste inedite del campione. Con i protagonisti del ciclismo di fine anni ’60 si ripercorrono le tappe della sua straordinaria carriera: dal tour vinto nel 1965 e strappato al rivale Raymond Poulidor, al giro rivaleggiato con Gianni Motta e vinto nel 1967, fino agli epici duelli con Eddy Merckx, considerato il ciclista più forte di tutti i tempi e suo eterno rivale. Durante la puntata anche le dichiarazioni del capitano Vittorio Adorni e dei tanti gregari che hanno accompagnato Gimondi nelle sue salite. La puntata si chiude con l’ultimo trionfo al giro d’Italia nel 1976 quando, ormai sul viale del tramonto, Gimondi mantiene la promessa fatta a se stesso: tornare a vincere. Promessa mantenuta. A 34 anni il grande Gimondi si concede un’altra straordinaria vittoria in una gara a tappe superando in volata i rivali Merckx, Baronchelli e Moser.

Il sabato discese agli inferi.

Sfide: Il caso Pantani
Italia, 2015, 124′
Marco Pantani, il campione di ciclismo, amato da tutti gli italiani, è tornato al centro delle cronache per l’inchiesta giudiziaria sull’esclusione dal Giro d’Italia del ’99 e per la riapertura delle indagini sulla sua morte. Ma Pantani, il pirata delle salite, per coloro che amano lo sport è rimasto nella memoria come il fuoriclasse che ha vinto tutto, ha fatto sognare e regalato emozioni indimenticabili. Con lui, le grandi corse a tappe sono tornate ad essere uno spettacolo esaltante, al punto da rubare la scena anche al campionato di calcio, come ai tempi d’oro di Fausto Coppi. “Sfide” racconterà tutte le sue imprese più belle. Le cadute, le rinascite, le discese improvvise e le inarrestabili risalite. Si potranno rivivere quei momenti attraverso lo sguardo dei suoi più grandi avversari: Berzin, Tonkov, Ullrich, e attraverso i ricordi del suo gregario più fedele: Roberto Conti. Poi però arriva il giorno in cui finisce la favola sportiva di Pantani e comincia la tragedia. E’ il 5 giugno del 1999. Il giorno della controversa squalifica di Madonna di Campiglio. A raccontare in modo approfondito, quello che ormai è diventato un “giallo” dai contorni sorprendenti, sarà il Procuratore di Forlì Sergio Sottani, l’uomo che ha deciso di riaprire l’inchiesta. Ci saranno anche le testimonianze dei compagni di squadra che erano con lui, Marco Velo e Stefano Garzelli, del Direttore sportivo Giuseppe Martinelli che ha assistito al prelievo di sangue, e del fisioterapista Fabrizio Borra. La trasmissine, ovviamente, racconterà anche la tragica morte del Pirata, con l’intervista all’Ispettore Daniele Laghi, che ha trovato il corpo, e i ricordi dolorosi di mamma Tonina.Si ripercorreranno tutti i capitoli di un romanzo emozionante e drammatico. Il romanzo della vita di Marco Pantani

La domenica risuscitò. Quasi.


CICLISTI SERIALI

The New Pope, finito. Stranger Things, non l’ho capito. La casa di carta 4, il 3 aprile. Fleabag, già riguardato. Downtown Abbey, please no.
Difficoltà: ☆ (quando c’era Lui. Merckx, dico)

Giro Raro
Italia, 280′ circa (10 puntate)
I materiali video che qui vengono mostrati per la prima volta dalla loro unica messa in onda riguardano le tappe del Giro d’Italia del 1969, 1971, 1972 e 1973. In quegli anni la messa in onda in diretta di questi eventi sportivi non veniva archiviata integralmente dalla Rai ma, grazie alla conservazione da parte della famiglia di Vincenzo Torriani, patron storico del Giro, e all’interessamento di Auro Bulbarelli di Rai Sport, questi filmati rari sono finalmente visionabili, sia pure in versione sintetizzata. Il recupero tecnico e la regia del montaggio sono stati effettuati dal regista Luca Rea.

Mentre pensi che fine possa aver fatto Julián Arredondo, miglior scalatore al Giro 2014 e poi boh.

Giro Gimondi
Italia, 150′ circa (15 puntate)
Felice Gimondi vinse il suo primo Giro d’Italia nel 1967, e tornò a vestire la maglia rosa altre due volte, nel 1969 e nel 1976. Tra le tante pagine sportive di cui si rese protagonista, indimenticabili furono quelle agonistiche con il campione belga Eddy Merckx. Tra i filmati delle Teche Rai qui riproposti, la vittoria al Giro del ’67, spezzoni tratti dal “Processo alla tappa” e interviste curate da Enrico Ameri, Adriano De Zan, Sergio Zavoli, nonché da personalità dello spettacolo come Rita Pavone, Walter Chiari, Pippo Baudo e Fabio Fazio, che aiutano a conoscere non solo il campione, ma soprattutto l’uomo.

Quando pensi “sarei dovuto nascere 10 anni dopo”. Non sei solo.

La corsa dell’Airone
Italia, 310′ circa (102 puntate)
Uno dei più grandi campioni del ciclismo italiano raccontato con materiali rari e anche inediti in occasione del sessantesimo anniversario della sua morte, avvenuta a Tortona il 2 gennaio del 1960 a soli 40 anni. In questa galleria di materiali delle Teche Rai emerge non soltanto il ritratto di un campione di straordinaria potenza fisica e tecnica, ma anche una figura leggendaria e sempre viva dell’immaginario collettivo italiano.

Quel momento in cui, ogni anno, salta fuori il classico “rifacciamo la Cuneo – Pinerolo ma quella originale del ’49”.


Apriamo il nostro solito dibattito.


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R.I.P.

Real Life? Real Life.

Non l’ho mai visto giocare.

L’ho sentito sempre e solamente nominare, anche in modo beffardo, canzonatorio. Mai un accenno al suo essere stato un campione.

Uno dei primi giocatori sui quali mi sia mai informato: chiedendo a mio nonno, a mio padre. Un milanista ed un interista. Sfegatati.

Una lettera d’oro ai Corinzi.

Addio Dottore.

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Ho pubblicato una fanzine sul calcio

Eccone la segnalazione su un sito riguardante fanzines, per darvi un’idea http://www.kathodik.it/modules.php?name=News&file=print&sid=1744 .

Anno 2005. I contatti non sono più quelli, ovviamente. Mi è ricapitata in mano pochissimi giorni fa in occasione del mensile riassetto degli scaffali più reconditi della mia libreria. Non pensavo di averne ancora, di copie. Pensavo di avere solo la matrice a.k.a. un bel malloppo di fogli A4 bilucidi intrappolato in una busta di plastica per preservarne l’integrità il più a lungo possibile. Con appicciata un’etichetta riservata alla copisteria di fiducia recante la scritta “andrea x 50”.

La pubblicai grazie alla mia etichetta, la scrisse un mio amico: che c’era di meglio?

Time did tell.

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The Originals vol. 1 – The spaghetti incident?

Riprendo a scrivere su questo blog dopo mesi di inattività con una serie di progettini che mi trascino da qualche anno e ai quali ero particolarmente affezionato. (Ma diciamo pure che mi piace approfittare degli spazi che ho per farci delle robine mie).

Bene, oggi si parla di musica. Progetti “estivi”: covers e cover bands più o meno famose. E la cosa è molto estiva, in sé: sì, perchè se nel 2011 per suonare davanti a più di 50 persone devi per forza suonare qualcosa scritto da altri almeno vent’anni prima vuol dire che siamo alla frutta. E i festivals estivi sono l’esempio più lampate, con reunion improbabili e gruppi costretti a fare patetiche cover band di sè stessi per $opravvivere. Ogni riferimento a fatti realmente accaduti e/o a persone realmente esistenti è da ritenersi fortemente voluto. Mood polemica: off.

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Riflessioni sul calcio estivo

Per lavoro sono passato da Cossato, città natale di Alberto Gilardino. Mi ricordo , una volta ci giocai contro ed era fortissimo. Robe tipo lo schema è passategli la palla e poi lui fa tutto.

Non sto seguendo la Coppa America ma sento voci sulla fiacchezza di Brasile e Argentina, su un Sanchez tutto preso dal mercato e su un Cavani che forse si convertirà.

Aperitivi a Formentera.

Barbara Berlusconi che vincerà la Champions l’anno prossimo.

Dovrei mettermi a fare un inventario di tutti i 7″ della vecchia distro, ieri buttando occhiate a caso ho trovato cose interessanti come una compilation della Valium, il disco dei Wood Su Cycle e un Daitro.

Carrozzieri al Lecce, Morimoto a Novara. Chissà dove andrà ad abitare e dove uscirà. Morimoto.

Scialbe prestazioni nelle rade uscite calcistiche stagionali: critiche da parte di compagni, stampa e pubblico.

Mio padre scandalizzato dal fatto che non voglia fare l’abbonamento per l’anno prossimo. Ne parleremo meglio domani a cena e mi darà del disfattista, lasci le cose sempre a metà come l’università.

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Pisapia In Galera

PISAPIA IN GALERA (a.k.a. racconto buttato lì in dieci minuti, alla Maurizio Milani)

 

Durante le elezioni del maggio 2011 il consiglio di amministrazione della Saras cede il posto vacante di sindaco di Milano ad Palmiro Pisapia.
Letizia Moratti per par-condicio va a lavorare a Milan-Lab e tempo zero diventa colonna del laboratorio, fa tutto e tira avanti la barca, ripara il macchinario per gli emocromi e respinge i corteggiamenti languidi di Moggi e Galliani.

Quindi tramite ricatti e raccomandate alle associazioni di quartiere si fa dare 6.400 euro al mese tutti fuori busta, e fa minimo sedici giorni mensili di ferie più le danno un telefono cellulare di Fendi e un notebook di Gucci e un vibratore di Roberto Cavalli con in regalo l’abbonamento a qualche rivista hot o forse soltanto softcore.
Il vibratore di Roberto Cavalli è proprio il suo personale, quindi usato. Si potrebbe fare causa ma in fondo è meglio non scomodare gli avvocati in piena campagna elettorale.

Damiano Tommasi, delegato Cisl per l’area della Lombardia sud, dice che forse sarebbe il caso. Quelli di Sondrio su queste cose sorvolano, sotto la Madunina di solito no.
Dopo un anno di trattative il Milan viene venduto ad una cordata di danarosi ungheresi, e di seguito viene poi assorbito dalla Agip sul torrente Bozzente che fa di San Siro un night-club pieno di neo-maggiorenni dell’Est; e l’area di Milanello viene dichiarata porto franco come Livigno, e chi passa di lì non paga l’Iva per le transazioni e gli acquisti.
Percassi e Berlusconi dicono di volere aprire un duty-free videosorvegliato.

I giocatori dell’Inter, prima di un preliminare con il Galatasaray, non sapendo delle conversione dello stadio in locale notturno per adulti, decidono di giocare sul neutro di Gubbio.
L’Agip Bozzente decide di ritirare un paio di personaggi aziendali e di assumerli come netta-orinatoi. E tiene un paio di manze ben selezionate (le mogli di due centrocampisti, uno francese spacca-gambe e uno delle Marche) per gli spettacoli al palo, ma prima mette loro un neo finto e le fa tingere di biondo (anche sotto) in modo da sembrare ucraine.

O quanto meno non bresciane.
Letizia, essendo direttrice tutto-fare mani-in-pasta di Milan e Milan-Lab e del condominio Pellegatti che nel frattempo è diventato municipio e con ire indipendentiste si è staccato da Cassago Magnago, diventa la prima anoressica non ex-modella alla guida di un Comune italiano.

Viene acclamata con suffragio universale; le elezioni si terranno nell’ufficio lasciato libero da Meani, che sta scontando trenta anni di carcere duro sulla Cisa, alla presenza di un rappresentante della Lega Nord e di un magazziniere milanese e non milanista che abbia quanto meno un piano tariffario telefonico con roaming internazionale attivo da un semestre.
Palmiro Pisapia detto “il bello” viene condannato alla sega elettrica, in concussione e in contumacia, sott’olio. Le prove contro di lui sono nette e la colpevolezza è umida. La sega finisce il racconto.

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Dai, fatti vedere!

“uei, come va?”

“uei sì, bene”

” gioca il Novara stasera vieni da noi? dai, fatti vedere”

“dalla cena?”

“sottointeso”

“si, passo da casa che devo pulire un attimo e vengo per cena. comprate la partita dai”

La cena dai miei con la partita comprata su Sky quando gioca il Novara è sempre un teatrino negazionista. Mio padre che guarda il tg cambiando canale ogni volta che inquadrano un politico che NON sia D’Alema, mia sorella che mi guarda pensando allo sport che NON faccio,  mia madre che si preoccupa per quello che NON mangio, mia nonna che ormai NON mangia più.

Mio padre ha poco tempo per mangiare, torna a casa ancora alle otto di sera, cristo. E’ da 29 anni che torna a casa sempre troppo tardi. Le partite iniziano quando lui è ancora al coso che si prende per il colesterolo, che ci fa leccare al cane il fondo che tanto non gli fa male. Io mi sono già messo sul divano, mia sorella mi ha preso il mio posto. Quello storico. Ha fato solo bene.

Mi sono fatto vedere in casa quando ha giocato il Novara Calcio FC 1908, due giorni fa. Partitaccia a Trieste. Purtroppo non dico che lo è, ma quasi lo è, per colpa della pay tivù.

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Amici amici, amici un cazzo!

Campanilismo
Campanilismo

Titanico ma doveroso articolo. Sì, perchè qua si parla anzitutto di calcio. Dunque: tutto iniziò un paio di inverni fa, se ricordo bene. Con un distinto compagno di studi stilammo l’11 titolare della Squadra dell’Amicizia a.k.a. i giocatori che (per amore del pallone) avevano indossato sia la gloriosa maglia biancoblu che (schiavi del dio danaro) quella a strisce nerazzurre. Squadra Amicizia per modo di dire, dato che il Campanilismo è uno di quei pochi valori che mi appartengono. Ed infatti vivo dalla parte errata dell’Oglio con intento colonizzatore, come si può facilmente intuire.

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Natale oggi

Io penso veramente che non ci sia nulla da festeggiare. Il mio contratto lavorativo scade a marzo; nel mio ex quartiere sono apparse celtiche e svastiche ovunque, sui muri; mio nonno che ha fatto il partigiano non c’è più e non si siederà accanto a me domani a pranzo.
e alle volte purtroppo penso “meglio così, chissà che penserebbe da vivo, vedendo per le strade che han visto crescere il ramo novarese della mia famiglia dal 1700 una selva di inneggiamenti al ventennio da lui tanto odiato”. Le ho coperte migliaia di volte, in ogni modo. Ritorno nel quartiere dove sono nato di rado, ma quando ci ritorno mi si stringe il cuore: è come se mi trovassi in un mondo che a stento mi digerisce, mi sento invecchiato.
Il parchetto dove giocavo a calcio da bambino e il campo da calcio dell’oratorio dove iniziai a giocare in una squadra non aiutano  certo a scacciare questo spleen: poche ore fa avevo timore persino a portar fuori il cane, per queste strade.
Spero mi passi.
Stasera raggiungerò per l’ultima volta nel 2010 il circolo Arci dove ci ritroviamo da un bel po’ per festeggiare a modo nostro la nascita del sommissimo.
Anche per il nostro circolo, quindi, nulla da festeggiare.

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Don’t despair just because it’s christmas

Mancano ormai una manciata di  ore al santissimo natale di nostro signore gesù cristo superstar lallalalallalalallala.

Sono poche le cose che nowdays danno ancora un senso a questa giornata.
Usciti dall’età dei regali ci restano ben poche soddisfazioni: sederci a tavola a mezzogiorno, finire in dieci minuti tutto il pane che c’è in tavola mentre si aspetta che tutti siano seduti e alzarci alle sei riuscendo giusto a fare quei quattro passi che ci separano dal divano per poi sprofondare vicino al camino (con cintura e bottoni delle braghe rigorosamente slacciati). I più fortunati potranno vantare interminabili partite a scopa o a briscolone, accompagnati dal bottiglione di grappa che ‘l g’há fat zo’l sciétt del poér Taì ‘n mes fà (trad: “che ha autoprodotto il figlio del defunto signor Guerini fu Giovanni lo scorso Novembre”). I più sfortunati invece dovranno sorbirsi il tombolone coi fagioli crudi o il grande gioco dell’oca rigorosamente su tovaglia fatta a uncinetto dalla nobile zia ricca. Continua a leggere

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