PISAPIA IN GALERA (a.k.a. racconto buttato lì in dieci minuti, alla Maurizio Milani)
Durante le elezioni del maggio 2011 il consiglio di amministrazione della Saras cede il posto vacante di sindaco di Milano ad Palmiro Pisapia.
Letizia Moratti per par-condicio va a lavorare a Milan-Lab e tempo zero diventa colonna del laboratorio, fa tutto e tira avanti la barca, ripara il macchinario per gli emocromi e respinge i corteggiamenti languidi di Moggi e Galliani.
Quindi tramite ricatti e raccomandate alle associazioni di quartiere si fa dare 6.400 euro al mese tutti fuori busta, e fa minimo sedici giorni mensili di ferie più le danno un telefono cellulare di Fendi e un notebook di Gucci e un vibratore di Roberto Cavalli con in regalo l’abbonamento a qualche rivista hot o forse soltanto softcore.
Il vibratore di Roberto Cavalli è proprio il suo personale, quindi usato. Si potrebbe fare causa ma in fondo è meglio non scomodare gli avvocati in piena campagna elettorale.
Damiano Tommasi, delegato Cisl per l’area della Lombardia sud, dice che forse sarebbe il caso. Quelli di Sondrio su queste cose sorvolano, sotto la Madunina di solito no.
Dopo un anno di trattative il Milan viene venduto ad una cordata di danarosi ungheresi, e di seguito viene poi assorbito dalla Agip sul torrente Bozzente che fa di San Siro un night-club pieno di neo-maggiorenni dell’Est; e l’area di Milanello viene dichiarata porto franco come Livigno, e chi passa di lì non paga l’Iva per le transazioni e gli acquisti.
Percassi e Berlusconi dicono di volere aprire un duty-free videosorvegliato.
I giocatori dell’Inter, prima di un preliminare con il Galatasaray, non sapendo delle conversione dello stadio in locale notturno per adulti, decidono di giocare sul neutro di Gubbio.
L’Agip Bozzente decide di ritirare un paio di personaggi aziendali e di assumerli come netta-orinatoi. E tiene un paio di manze ben selezionate (le mogli di due centrocampisti, uno francese spacca-gambe e uno delle Marche) per gli spettacoli al palo, ma prima mette loro un neo finto e le fa tingere di biondo (anche sotto) in modo da sembrare ucraine.
O quanto meno non bresciane.
Letizia, essendo direttrice tutto-fare mani-in-pasta di Milan e Milan-Lab e del condominio Pellegatti che nel frattempo è diventato municipio e con ire indipendentiste si è staccato da Cassago Magnago, diventa la prima anoressica non ex-modella alla guida di un Comune italiano.
Viene acclamata con suffragio universale; le elezioni si terranno nell’ufficio lasciato libero da Meani, che sta scontando trenta anni di carcere duro sulla Cisa, alla presenza di un rappresentante della Lega Nord e di un magazziniere milanese e non milanista che abbia quanto meno un piano tariffario telefonico con roaming internazionale attivo da un semestre.
Palmiro Pisapia detto “il bello” viene condannato alla sega elettrica, in concussione e in contumacia, sott’olio. Le prove contro di lui sono nette e la colpevolezza è umida. La sega finisce il racconto.